Pronto il codice tributo per lo sport bonus

Istituito il codice tributo “6892”, per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta denominato “sport bonus” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 18 settembre 2018, n. 65 /E).

Si rammenta che, per interventi di restauro o ristrutturazione di impianti sportivi pubblici, alle imprese è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, denominato “SPORT BONUS”, in relazione alle erogazioni liberali in denaro effettuate nel corso dell’anno solare 2018, utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
L’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dall’Ufficio per lo Sport, pena lo scarto del modello F24.

Prova analitica per la presunzione dell’accertamento sui conti bancari

In caso di accertamento del Fisco sui conti bancari, spetta al contribuente dimostrare la provenienza e la destinazione di ogni singolo pagamento (Corte di Cassazione – Ordinanza 11 settembre 2018, n. 22093).

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (in virtù della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività d’impresa), non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività.
È il principio di diritto in base al quale la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento fiscale emesso a carico del contribuente, libero professionista, da cui emergevano maggiori ricavi conseguiti sulla base delle movimentazioni verificate sia sul conto corrente bancario cointestato al medesimo ed alla coniuge, che a quello intestato ai genitori, sul quale aveva delega ad operare.
La sentenza impugnata non si è attenuta al suddetto principio escludendo, peraltro immotivatamente, la riferibilità a ricavi conseguiti dal contribuente nell’esercizio della propria attività professionale e non contabilizzati, delle somme rinvenute sul conto corrente intestato ai genitori del medesimo, sul quale costui aveva la delega ad operare, che non erano giustificate dall’entità dei redditi conseguiti da quei congiunti.

Rettifica decennale della detrazione IVA nei contratti di leasing immobiliare

18 SETT 2018 In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice (Agenzia delle entrate – interpello n. 3 del 2018).

 

Il periodo decennale di sorveglianza per operare la rettifica della detrazione dell’IVA, per i fabbricati e per le porzioni di fabbricati, decorre dall’acquisto o dalla ultimazione degli stessi.
La rettifica deve essere effettuata tenendo conto del momento di acquisto o ultimazione dei beni immobili da parte delle società scisse, a nulla rilevando le modalità di acquisizione degli stessi (acquisto-costruzione, in appalto-acquisizione, in leasing)”.
In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice. È da tale momento, infatti, che decorre il periodo decennale di “tutela fiscale”.
Ai fini dell’individuazione del dies a quo per il computo del periodo di sorveglianza decennale per la rettifica della detrazione dell’IVA, fa espresso riferimento, “di regola”, alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice.
Occorrerà, perciò, valutare se, in presenza di particolari circostanze, i beni immobili possano considerarsi sostanzialmente acquistati prima della data di esercizio del diritto di acquisto in sede di riscatto finale.
Tali circostanze possono configurarsi nel caso in cui il maxi canone iniziale risulti di importo eccessivamente elevato rispetto all’ammontare totale della locazione finanziaria e in altri casi similari.
Qualora, le predette circostanze non ricorrono, non si deve rettificare la detrazione dell’IVA assolta sui canoni di leasing.

Accertamento: legittimo se svela operazioni imponibili riferite alla società

In caso di accertamento riferibile a movimentazioni sui conti bancari del socio di maggioranza/amministratore della società cointestati con familiari opera la presunzione di natura fittizia di operazioni imponibili riferibili alla società (Corte di cassazione – ordinanza n. 22224/2018).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione in presenza della ricorrenza congiunta dei seguenti elementi: società a ristretta base, costituita da soli due soci, conto intestato a padre convivente del socio di maggioranza ed amministratore della società, movimentazioni bancarie su detto conto assolutamente incompatibili con i dati relativi alle dichiarazioni del soggetto terzo titolare di autonoma ditta individuale.

In tema di accertamenti fiscali, tanto in tema di imposte sui redditi, quanto in materia di IVA, le presunzioni ivi stabilite secondo cui le movimentazioni sui conti bancari risultanti dai dati acquisiti dall’Ufficio si presumono conseguenza di operazioni imponibili, operano anche in relazione alle società di capitali con riferimento alle somme di denaro movimentate sui conti intestati ai soci o ai loro congiunti, conti che debbono ritenersi riferibili alla società contribuente stessa, in presenza di alcuni elementi sintomatici, come la ristretta compagine sociale ed il rapporto di stretta contiguità familiare tra l’amministratore, o i soci, ed i congiunti intestatari dei conti bancari soggetti a verifica, risultando, in tal caso, particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti bancari dei soci e dei loro familiari debbano, in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario, ascriversi allo stesso ente sottoposto a verifica.

Mancato riconoscimento qualifica di imprenditore agricolo professionale: giurisdizione ordinaria

I giudici della Corte di Cassazione, sezioni unite, hanno affermato che le controversie riguardanti i provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La circostanza che l’atto determini la decadenza dalle agevolazioni fiscali fruite per effetto della qualifica di IAP non può ritenersi sufficiente a giustificare l’intervento del giudice tributario (Sentenza 11 settembre 2018, n. 22086).

FATTO

La società agricola ha promosso ricorso dinanzi al giudice tributario contro il provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale, chiedendo altresì la declaratoria di non decadenza delle connesse agevolazioni tributarie fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto per conferimento di un complesso immobiliare rurale da costituire in compendio unico.
I giudici tributari hanno respinto l’impugnativa dichiarando il difetto di giurisdizione.
La società ho proposto, dunque, ricorso in Cassazione sostenendo, in ragione dell’inscindibile connessione tra la richiesta di riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale e la domanda di mantenimento delle conseguenti agevolazioni fiscali fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto, la natura sostanzialmente tributaria della controversia.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha osservato che il provvedimento impugnato riguarda l’accertamento dell’esistenza dei requisiti prescritti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo; a fronte di ciò, la domanda di “declaratoria di non intervenuta decadenza dalle agevolazioni tributarie” non può ritenersi del tutto inidonea a radicare la giurisdizione tributaria, non essendo configurabile alcun rapporto di natura tributaria, né sul piano oggettivo, poiché la domanda citata concerne un effetto dell’ottenimento della qualifica anzidetta (e cioè un aspetto successivo alla richiesta di questa), né sul piano soggettivo, in assenza di un soggetto dotato di potestas impositiva.
Perciò, secondo la Suprema Corte, nei confronti di tale provvedimento la giurisdizione deve ritenersi devoluta al giudice ordinario, poiché l’oggetto del giudizio è costituito dall’accertamento, in capo al soggetto, dei requisiti stabiliti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo professionale; la pretesa attiene, pertanto, a una posizione di diritto soggettivo, senza che ne risultino coinvolti provvedimenti autoritativi con profili di discrezionalità.
Invero, precisano i giudici della Corte Suprema, la giurisdizione tributaria comprende le controversie aventi ad oggetto “tributi di ogni genere e specie comunque denominati”. Ciò significa che occorre, da un lato, che si tratti di controversie in cui sia configurabile un rapporto di natura effettivamente tributaria, cioè concernente prestazioni patrimoniali imposte di natura tributaria, al fine di evitare la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali, e, dall’altro, che alla controversia non sia estraneo l’esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione, proprio del rapporto tributario, il quale non è configurabile in assenza di un soggetto investito, in senso lato, di potestas impositiva.