Responsabile di mobbing il datore di lavoro inerte alla rimozione del fatto lesivo

 

In materia di lavoro, deve essere condannato per mobbing anche il datore di lavoro che resta inerte di fronte alle vessazioni imposte a una dipendente dal superiore gerarchico. Il datore di lavoro, infatti, una volta a conoscenza della situazione ha l’obbligo di intervenire immediatamente per far cessare la situazione e tutelare la propria lavoratrice (Corte di Cassazione sentenza n. 10037/2015).

Il caso di specie riguarda il Comune di Colonnella condannato a risarcire il danno alla salute e professionale arrecato ad una lavoratrice causato dal comportamento mobbizzante quali la sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all’altro, l’umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l’assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare,così rendendo ancor più forte la propria umiliazione.
La stessa Corte territoriale ha allegato agli atti la perizia eseguita in sede penale da uno dei massimi esperti di mobbing che ha riscontrato la presenza contestuale di tutti e sette i parametri tassativi di riconoscimento del mobbing.
Tanto meno per la Corte del merito, il Comune poteva essere esonerato dal danno arrecato alla lavoratrice, giacché la circostanza che la condotta di mobbing provenga da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro su cui incombono gli obblighi di cui all’art. 2049 c.c., ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo.
Ancora la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal Comune avvalorando quanto sollevato nei primi due gradi di giudizio.

SECONDA TRANCHE DI UNA TANTUM PER L’EDILIZIA – CONFAPI

 

Previsto, per il mese di maggio, il versamento della seconda quota di una tantum pari ad Euro 100,00 stabilita dal Verbale di accordo del 12/11/2014, firmato tra CONFAPI-ANIEM Unione Nazionale Imprese Edili Manifatturiere e Settori Affini Aderenti a Confapi e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL.

 

Come risaputo, a seguito delle scissioni all’interno del sistema CONFAPI, varie associazioni territoriali datoriali hanno aderito all’Associazione datoriale CONFIMI,- “Confimi Impresa-Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa italiana” , firmataria di separati accordi, con indipendenti e differenti erogazioni economiche.
Diversamente, Confapi ha firmato il Verbale di accordo del 12/11/2014, con il quale, è stato previsto, oltre ad un incremento complessivo del trattamento retributivo a decorrere dall’1/11/2014, il versamento di una quota di una tantum pari ad Euro 200,00, a copertura del periodo 1/1/2013 – 31/10/2014, da corrispondersi in due tranches di Euro 100,00 ciascuna, di cui la prima all’1/11/2014 e la seconda all’1/5/2015.
Pertanto, ai sensi di tale Accordo di rinnovo, ai lavoratori in forza al 12/11/2014, spetta per il mese di maggio, l’importo della seconda tranche di una tantum, pari ad euro 100,00.

Provvedimento di sospensione dell’attività, gli amministratori vanno esclusi dal calcolo

Il criterio di calcolo della soglia del 20% ai fini dell’applicazione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale nel caso di lavoro “nero”

Come noto, al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro possono adottare provvedimenti di sospensione in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni laddove:
– vi siano gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro specificamente individuate;
– ovvero, riscontrino l’impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, salvo il caso in cui il lavoratore irregolare risulti l’unico occupato dall’impresa, nella quale ipotesi il provvedimento di sospensione non si applica.
Con riferimento al calcolo della percentuale dei lavoratori “in nero”, in essa vanno inclusi tutti quei soggetti, comunque riconducibili all’ampia nozione di “lavoratore”, rispetto ai quali non si sia provveduto a formalizzare il rapporto, nonchè coloro che, pur risultando indicati nella visura CCIAA in quanto titolari di cariche societarie, svolgono attività lavorative a qualsiasi titolo.
Orbene, da tale indicazione si è argomentata la tesi dell’automatica computabilità nel novero dei “lavoratori”, dei soci, anche investiti di particolari poteri, che svolgano attività lavorativa a favore dell’impresa. Tuttavia, la nozione di “lavoratore” contenuta nel Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (“… persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione…”) pone la persona del lavoratore in una posizione di alterità, all’interno dell’organizzazione aziendale, rispetto alla figura datoriale.
Dunque, rileva la sostanziale diversità che intercorre tra coloro che, prestando attività lavorativa a favore dell’impresa, rivestono la carica di amministratori, e sono dotati pertanto dei tipici poteri datoriali, e chi invece, pur appartenendo alla compagine societaria, non dispone di tali poteri gestori. Nel primo caso, non sussistendo la necessaria dissociazione tra le figure di datore e prestatore di lavoro. E tale esclusione opera anche nell’eventualità in cui venga rilevata la presenza di un solo lavoratore “in nero”. Per contro, i soci lavoratori cui non spetta l’amministrazione o la gestione della società, non disponendo dei poteri datoriali tipici, vanno computati agli effetti di cui sopra.

Riduzione contributi assicurativi dei lavoratori agricoli, al via i controlli sulla regolarità contributiv

18 MAG 15 Le attività istruttorie dell’Inps al fine dell’applicazione della riduzione contributiva per l’assicurazione dei lavoratori agricoli di cui all’art. 1, co. 60, della L. n. 247/2007.

Come noto, l’Inail applica una riduzione in misura non superiore al 20% dei contributi versati all’Inps per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali dei lavoratori agricoli, dipendenti dalle imprese con almeno due anni di attività, le quali:
– siano in regola con tutti gli obblighi in tema di sicurezza e igiene del lavoro previsti dal TU in materia di tutela della salute e sicurezza sul luogo di lavoro, dalle specifiche normative di settore, nonché con gli adempimenti contributivi e assicurativi;
– abbiano adottato, nell’ambito di piani pluriennali di prevenzione, misure per l’eliminazione delle fonti di rischio e per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro;
– non abbiano registrato infortuni nel biennio precedente alla data della richiesta di ammissione al beneficio o siano state destinatarie dei provvedimenti sanzionatori di cui all’articolo 5 della Legge n. 123/2007.
Il biennio di osservazione è quello che immediatamente precede l’annualità cui si riferisce lo sconto e sono pertanto escluse le aziende con data inizio attività successiva al 1° gennaio del biennio. Non devono essere presenti infortuni “denunciati” sia a seguito di certificato medico che di denuncia del datore di lavoro, mentre sono irrilevanti gli infortuni in itinere od in franchigia, ovvero glii infortuni definiti negativamente nel biennio di attività e non successivamente. Ugualmente, la presenza di malattia professionale, stante le particolari caratteristiche che ne tipizzano tempi di emersione ed accertamento, non esclude l’applicabilità dello sconto.
L’applicazione del beneficio è subordinata alla presentazione di apposita richiesta, nel periodo intercorrente tra il 1° giugno e il 30 giugno di ogni anno, tramite il servizio telematico realizzato dall’Inail (Inps, circolare 13 novembre 2012, n. 130). Orbene, conclusa l’attività di competenza dell’Inail che ha provveduto a scartare le ditte che presentano infortuni denunciati nel biennio precedente, sono state trasferite all’Inps le liste delle posizioni delle aziende che, risultando in possesso dei requisiti soggettivi, devono essere sottoposte alla verifica della regolarità contributiva. Le posizioni da verificare sono riferite all’elenco relativo alle domande:
– per l’anno 2012 per i periodi contributivi 2008 – 2011;
– per l’anno 2013 per il periodo contributivo 2012.
Su tali posizioni si è provveduto ad effettuare centralmente il controllo di regolarità contributiva con le seguenti modalità:
– verifica della situazione debitoria alla data del 31 luglio 2013, per l’anno 2012;
– verifica della situazione debitoria alla data del 31 luglio 2014, per l’anno 2013.
Le posizioni irregolari saranno oggetto, da parte delle Sedi, di emissione dell’invito a regolarizzare (preavviso di accertamento negativo) entro il termine di 15 giorni dalla notifica del medesimo al contribuente o al suo intermediario o delegato.

PENSIONI: L’INPS CHIARISCE CHE LA DECORRENZA DELLE NUOVE MODALITÀ DI ARROTONDAMENTO VA DAL 30/4/2015

L’inps ha fornito chiarimenti in ordine alla decorrenza dell’arrotondamento dell’anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria. (Mess. 14 maggio 2015, n. 3305)

Con il messaggio Hermes n. 2974 del 30 aprile 2015, sono stati indicati i criteri di arrotondamento dell’anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria (per i quali la contribuzione è calcolata in anni, mesi e giorni).
A tale proposito l’Inps ha precisato che i criteri di arrotondamento ivi previsti, sono applicati alle prestazioni pensionistiche successive al 30 aprile 2015.
Pertanto, i criteri di arrotondamento in uso antecedentemente alla data di pubblicazione del suddetto messaggio continuano a trovare applicazione nelle seguenti situazioni:

– nei confronti di coloro che alla medesima data abbiano già risolto il rapporto di lavoro ovvero abbiano un preavviso in corso;

– nei confronti di tutti i soggetti salvaguardati o salvaguardabili a normativa vigente, compresi quelli che accedono alla pensione con il sistema delle c.d. quote.

Per quanto riguarda la liquidazione degli assegni straordinari a carico del Fondo a sostegno del reddito e dell’occupazione per il personale delle Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, i criteri di arrotondamento, come precisati nel messaggio Hermes n. 2974 del 30 aprile 2015, si applicano esclusivamente agli assegni straordinari aventi decorrenza a partire dal 1° giugno 2015.