Contributo Cigs escluso per i lavoratori destinatari dell’indennità per mancato avviamento

La corretta interpretazione delle norme concernenti il versamento contributivo per Cigs da parte delle società cooperative portuali, per i lavoratori che prestano lavoro temporaneo nei porti

A decorrere dal periodo di paga in corso al 1° gennaio 1991, per le finalità di intervento della Cigs a favore degli operai dell’industria, è stabilito un contributo pari a 0,6 punti percentuali e a 0,3 punti percentuali, rispettivamente a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori interessati. La previsione normativa ha carattere strutturale e generale, e consente alle imprese che si trovano in situazione di crisi economica di assolvere agli obblighi contributivi in misura ridotta. Peraltro, anche le società derivate dalla trasformazione delle compagnie portuali di cui all’articolo 21, comma 1, lettera b), della Legge n. 84/1994, risultano rientrare nell’alveo delle aziende destinatarie dell’obbligo contributivo agevolato.
Ciò premesso, l’indennità di mancato avviamento rappresenta invece uno strumento di cui beneficiano esclusivamente i lavoratori portuali che prestano lavoro temporaneo di cui alla Legge n. 84/1994. La previsione va infatti considerata di carattere speciale ovvero complementare. Conseguentemente, in relazione a tali lavoratori temporanei del settore portuale, le cooperative in questione non sono tenute al versamento dei contributi Cigs nella misura fissata.

Domestici: gestione telematica degli assegni familiari

31 magg 2013 Forniti chiarimenti in merito alla corretta gestione degli ANF per i lavoratori domestici, relativamente ad alcune particolari casistiche (Inps Messaggio 30 maggio 2013, n. 8839).

L’Inps precisa, che in fase di compilazione della domande di assegno per il nucleo familiare dei lavoratori domestici, l’utente dovrà inserire un indirizzo di posta elettronica, per poter così ricevere informazioni circa lo stato della propria pratica e poter eventualmente procedere all’integrazione o rettifica della domanda.
L’invio della mail contenente la richiesta motivata di modifica della domanda, potrà avvenire sia automaticamente che su richiesta dell’operatore di sede. Sarà automatica nel caso in cui la procedura rilevi un’incongruenza tra i dati inseriti nella domanda e quelli presenti nella banche dati dell’Istituto. In tutti gli altri casi, nei quali emerge a seguito di verifiche amministrative la necessità di una rettifica della domanda, la procedura consentirà all’operatore di inviare una mail che indichi all’utenza i dati errati o incongruenti da correggere. La stessa sede quindi, dovrà operare la correzione ridefinendo le posizioni o, se necessario, anche solo correggendo il dato anagrafico.
Qualora, l’utente avrà inserito un errato indirizzo di posta elettronica,l’Istituto provvederà in maniera automatica a reiviarlala all’indirizzo di posta delle “Prestazioni a sostegno del reddito” della sede che ha in gestione la pratica, e sarà quest’ultima ad avvertire l’utente della necessità di modificare la domanda con le tradizionali modalità.
Se la sede non riuscirà a risolvere direttamente la problematica, durante la prima fase di assistenza, sarà possibile rivolgersi ai responsabili della procedura ANF LD. In tal caso, sarà necessario corredare la segnalazione inviata tramite mail, con l’immagine delle schermate interessate alla problematica segnalata. Queste modalità di gestione dell’assistenza, trovano applicazione anche nei confronti delle problematiche riscontrate dai Patronati.
Si ricorda che l’utente potrà verificare i dati inseriti tramite il “Sistema Unico per le Prestazioni a Sostegno del Reddito”, che renderà disponibile la visualizzazione del PDF di Riepilogo dei Dati inseriti.

“Collaborazione” e non subordinazione per l’ex azionista

 

 

Non è possibile considerare un rapporto di natura subordinata fra l’azienda e l’ex azionista di maggioranza della società qualora continui ad operarvi in forza di un contratto a progetto, proprio per la presenza di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale, riconducibile ad uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore, con la specifica finalità di posizionare l’azienda acquirente sul mercato durante la fase di transizione. (CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza n. 13394 del 29/5/2013).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da un ex socio di maggioranza e consigliere delegato di una società per azione, concessionaria OPEL, che ha sottoscritto con la stessa un “contratto a progetto”, in concomitanza della cessione del relativo marchio e di alcuni rami d’azienda.
L’ex socio di maggioranza nel presentare il ricorso ha dichiarando illegittimo il recesso con preavviso di sei mesi, intimato dalla società acquirente, con la conseguente richiesta di reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento danni, considerando la natura di subordinazione della nuova posizione lavorativa, sottoposta alle direttive e disposizioni dell’amministratore della società,.
La Corte Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal lavoratore a progetto non essendo provato che il lavoro sia iniziato prima della stipulazione del contratto a progetto e rilevando il rispetto non solo di tutti i requisiti formali richiesti dalla legge, ma anche della temporaneità e specificità di un progetto consistente nel mettere a disposizione della società che ha acquistato la concessionaria l’esperienza specifica acquisita in qualità di ex-proprietario della stessa al fine di “traghettare la nuova società all’interno del mercato”.
Quindi, la Corte nel vagliare la documentazione presentata in giudizio, ha dichiarato che il rapporto intercorso tra il lavoratore a progetto e l’amministratore della società non si iscrive in una logica di subordinazione, ma di collaborazione e coordinamento, ed è quindi inquadrabile nello specifico contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Definitiva la proroga degli “Eco-bonus”

Il Governo nella seduta di oggi a Palazzo Chigi ha, tra l’altro, potenziato il regime di detrazioni fiscali che passerà dal 55% per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (detrazione in scadenza il 30 giugno prossimo) al 65% e prorogato le detrazioni fino al 31 dicembre 2013 o fino al 31 dicembre 2014 (per le ristrutturazioni importanti dell’intero edificio).

È stato definitivamente approvato il decreto legge che recepisce la direttiva 2010/31/UE e che mira a dare un’adeguata risposta alla necessaria ed urgente esigenza di favorire la riqualificazione e l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano in conformità al diritto dell’Unione Europea e nell’approssimarsi della scadenza degli attuali benefici.
Il decreto legge ha l’obiettivo di promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici, di favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, di sostenere la diversificazione energetica, di promuovere la competitività dell’industria nazionale attraverso lo sviluppo tecnologico e, di conseguire gli obiettivi nazionali in materia energetica e ambientale.
Con l’approvazione del decreto legge è previsto un forte potenziamento dell’attuale regime di detrazioni fiscali che passerà dal 55% per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (detrazione in scadenza il 30 giugno prossimo) al 65%, concentrando la misura sugli interventi strutturali sull’involucro edilizio, maggiormente idonei a ridurre stabilmente il fabbisogno di energia. Così, per le spese documentate sostenute a partire dal 1° luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013 o fino al 31 dicembre 2014 (per le ristrutturazioni importanti dell’intero edificio), spetterà la detrazione dell’imposta lorda per una quota pari al 65% degli importi rimasti a carico del contribuente, ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Slitta al 10 giugno il termine per la presentazione del Mod. 730/2013

I contribuenti hanno più tempo per la presentazione del mod. 730/2013 relativo alla dichiarazione dei redditi 2012

Il Presidente del Consiglio dei ministri con il decreto del 29 maggio 2013, in corso di pubblicazione in gazzetta ufficiale, ha spostato dal 31 maggio 2013 al 10 giugno 2013 la scadenza per la consegna da parte dei contribuenti dei modelli 730/2013 ai soggetti che prestano l’assistenza fiscale (Caf e i professionisti abilitati).
Di conseguenza slittano anche i seguenti termini:
– il termine entro cui i soggetti che prestano assistenza fiscale dovranno consegnare ai contribuenti copia della dichiarazione elaborata e il prospetto di liquidazione modello 730-3 slitta dal 17 al 24 giugno;
– il termine per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei modelli predisposti e del relativo risultato contabile slitta dal 30 giugno all’8 luglio.

Il contribuente che si rivolge a un Caf o a un professionista abilitato può consegnare il modello già debitamente e correttamente compilato senza pagare alcun compenso al Caf o al professionista, oppure può chiedere assistenza per la compilazione. Il Caf può richiedere al momento della presentazione della dichiarazione i dati relativi alla residenza anagrafica del dichiarante. Il contribuente deve presentare al Caf o al professionista, in busta chiusa, la scheda per la scelta della destinazione dell’8 per mille e del 5 per mille dell’Irpef (Mod. 730-1), anche se non ha espresso alcuna scelta.

Il contribuente deve sempre esibire al Caf o al professionista abilitato la documentazione necessaria per verificare la conformità dei dati riportati nella dichiarazione e per dimostrare il diritto alle deduzioni e detrazioni richieste in dichiarazione (ad esempio CUD, scontrini, ricevute, fatture, attestati di versamento d’imposta eseguiti direttamente dal contribuente con modello F24, ecc.).
I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno vanno conservati fino al 31 dicembre 2017 termine entro il quale l’amministrazione fiscale può richiederli.
I Caf o i professionisti abilitati hanno l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello 730 siano conformi ai documenti esibiti dal contribuente (relativi a oneri deducibili e detrazioni d’imposta spettanti, alle ritenute, agli importi dovuti a titolo di saldo o di acconto oppure ai rimborsi) e rilasciano per ogni dichiarazione un visto di conformità (ossia una certificazione di correttezza dei dati).