Tutela per i dipendenti di imprese sequestrate e confiscate

Ai lavoratori disoccupati , il cui rapporto di lavoro è risolto dall’amministratore giudiziario o dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, secondo le previsioni del programma di prosecuzione o di ripresa dell’attività, e che non hanno i requisiti per accedere alla NASPI, l’Inps concede, per il 2018, 2019 e 2020, per la durata di 4 mesi, un’indennità mensile, priva di copertura figurativa, pari alla metà dell’importo massimo mensile della NASpI.

Per lo stesso triennio, laddove non sia possibile il ricorso ai trattamenti di integrazione salariale, per superamento dei limiti soggettivi e oggettivi previsti o per difetto delle condizioni di applicabilità, ai lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati a orario ridotto, dipendenti da aziende sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria per le quali è stato approvato il programma di prosecuzione o di ripresa dell’attività, e fino alla loro assegnazione o destinazione, il Ministero del lavoro concede uno specifico trattamento di sostegno al reddito, pari al trattamento straordinario di integrazione salariale, per la durata massima complessiva di dodici mesi nel triennio. Per i periodi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per i quali è ammesso il trattamento di sostegno al reddito è riconosciuta la contribuzione figurativa.
Tale trattamento è concesso anche ai lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non ha adempiuto in tutto o in parte agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale, il cui rapporto di lavoro è riconosciuto con il decreto di approvazione del programma di prosecuzione o di ripresa dell’attività o con altri provvedimenti anche precedenti del tribunale o del giudice delegato.
La misura in parola non può essere richiesta per: i lavoratori indagati, imputati o condannati per il reato di associazione mafiosa, per i reati aggravati o per reati ad essi connessi; il proposto, il coniuge del proposto o la parte dell’unione civile, i parenti, gli affini e le persone con essi conviventi ove risulti che il rapporto di lavoro sia fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell’azienda; i lavoratori che abbiano concretamente partecipato alla gestione dell’azienda prima del sequestro e fino all’esecuzione di esso.
All’atto della presentazione dell’istanza, per ottenere i benefici suddetti, l’autorità amministrativa procedente ne dà comunicazione al Prefetto competente per territorio, per l’attivazione del confronto sindacale, e all’Inps. In caso di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, è inviata altresì specifica segnalazione alla Rete del lavoro agricolo di qualità.

I contributi per gli investimenti nelle zone del sisma centro Italia

Stabiliti i criteri, le procedure e le modalità di concessione di agevolazioni nella forma del contributo in conto capitale alle imprese che realizzino o abbiano realizzato, a partire dal 24 agosto 2016, investimenti produttivi nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, colpite dal sisma del centro Italia (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 10 maggio 2018, pubblicato nella G.U. 21 giugno 2018, n. 142).

Possono presentare domanda di ammissione alle agevolazioni le imprese beneficiarie aventi i seguenti requisiti:
a. per le imprese beneficiarie iscritte al registro delle imprese: presenza di una o più unità produttive – risultanti iscritte al medesimo registro delle imprese – ubicate in uno o più comuni, alla data di presentazione della domanda. Le imprese beneficiarie prive di tale requisito al momento della domanda devono possederlo al momento dell’erogazione del contributo o dell’anticipo;
b. per le imprese beneficiarie non iscritte al registro delle imprese: luogo dell’esercizio dell’attività d’impresa – come riscontrabile dal certificato di attribuzione della Partita IVA – in uno o più comuni, alla data di presentazione della domanda. Le imprese beneficiarie prive di tale requisito al momento della domanda devono possederlo al momento dell’erogazione del contributo o dell’anticipo;
c. per le imprese beneficiarie non residenti nel territorio italiano: costituzione secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello stato di residenza. Tali soggetti, fermo restando il possesso, alla data di presentazione della domanda, degli ulteriori requisiti previsti, devono dimostrare il possesso dei requisiti di cui ai punti sopra alla data di richiesta dell’erogazione del contributo o dell’anticipo;
d. esercizio dell’attività economica in qualsiasi settore. Alle imprese beneficiarie operanti nei settori dell’agricoltura primaria, della pesca e dell’acquacoltura è destinata, complessivamente per i tre settori, una quota di risorse pari al 10% delle risorse attribuite a ciascuna regione. Sono comprese tra le imprese beneficiarie anche le imprese agricole la cui sede principale non è ubicata nei territori dei comuni, ma i cui fondi siano situati in tali territori.

I contributi sono concessi a fronte dell’effettuazione di nuovi investimenti produttivi, anche finalizzati alla realizzazione di nuove unità produttive o all’ampliamento di unità produttive esistenti. I costi ammissibili devono riferirsi all’acquisto e alla realizzazione di attivi materiali o immateriali, nella misura necessaria alla realizzazione del programma di investimento proposto. Detti costi riguardano, nei limiti delle pertinenti disposizioni comunitarie vigenti:
a. il suolo aziendale e le sue sistemazioni;
b. le opere murarie ed assimilate nonché le infrastrutture specifiche aziendali, inclusi l’acquisto o la realizzazione di nuovi immobili o l’ampliamento di immobili esistenti, purché strettamente funzionali al ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
c. i beni materiali ammortizzabili di qualsiasi specie funzionali al ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
d. i brevetti e gli altri diritti di proprietà industriali funzionali al ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
e. i programmi informatici esclusivamente connessi alle esigenze di gestione del ciclo produttivo caratteristico dell’impresa;
f. per le sole piccole e medie imprese, i costi relativi all’acquisizione di servizi di consulenza connessi al programma di investimento produttivo quali:
– i servizi qualificati di supporto alla innovazione tecnologica di prodotto e processo (a titolo esemplificativo, servizi di supporto alla innovazione di prodotto nella fase iniziale, test e ricerche di mercato per nuovi prodotti, servizi tecnici di progettazione per innovazione di prodotto e di processo produttivo, servizi tecnici di sperimentazione es. prove e test, servizi di gestione della proprietà intellettuale, costo di ricerca tecnico-scientifica a contratto, servizi di supporto all’innovazione;
– i servizi qualificati di supporto alla innovazione organizzativa, servizi di supporto al cambiamento organizzativo, servizi di miglioramento della efficienza delle operazioni produttive, supporto alla certificazione avanzata, servizi per l’efficienza ambientale ed energetica;
– i servizi qualificati di supporto all’innovazione commerciale per il presidio strategico dei mercati: supporto alla introduzione di innovazioni nella gestione delle relazioni con i clienti, supporto allo sviluppo di reti distributive specializzate ed alla promozione di prodotti, servizi di valorizzazione della proprietà intellettuale.

Alle imprese beneficiarie può essere concesso un contributo in conto capitale sui costi ammissibili, secondo una delle seguenti opzioni:
a. pari al 50% dei costi ritenuti ammissibili entro il limite massimo di contributo e nel rispetto delle condizioni previste dai Regolamenti de minimis;
b. ai sensi dei Regolamenti di esenzione, con le intensità di aiuto ivi previste a seconda della dimensione di impresa e della localizzazione dell’investimento per le singole tipologie di costi ammissibili, nel rispetto delle condizioni previste dai medesimi regolamenti;
c. le imprese che hanno già avviato l’investimento possono ricevere l’agevolazione ai sensi dei Regolamenti de minimis.
I soggetti interessati hanno diritto alle agevolazioni esclusivamente nei limiti delle disponibilità finanziarie.

Ai fini della concessione del contributo, le imprese beneficiarie presentano al Vice Commissario, una sola domanda di agevolazione riferita a una o più unità produttive o fondi ubicati nei territori dei comuni.
I contributi sono concessi, a cura del Vice Commissario, sulla base di procedura valutativa a graduatoria, in alternativa sulla base di procedura valutativa con procedimento a sportello.
Entro novanta giorni dal termine ultimo di presentazione delle domande, il Vice Commissario procede, per le domande di contributo per le quali l’istruttoria si è conclusa con esito positivo, all’approvazione della graduatoria e all’ammissione a contributo delle imprese finanziabili sino a concorrenza delle risorse disponibili. Nel medesimo termine il provvedimento di concessione, contenente il dettaglio delle spese ammesse, viene notificato alle imprese beneficiarie.
Il progetto deve essere realizzato entro il termine di diciotto mesi dalla data di pubblicazione della graduatoria, ovvero dalla data di adozione del provvedimento regionale di concessione dell’agevolazione, in caso di procedura valutativa a sportello.
Ove adeguatamente motivato da imprevisti sopraggiunti nella realizzazione del progetto, può essere concessa una proroga di non oltre tre mesi.
L’erogazione del contributo può avvenire:
a. a saldo in unica soluzione a seguito della rendicontazione del totale delle spese sostenute;
b. in due soluzioni con anticipo del 40% dietro presentazione di idonea garanzia fideiussoria e il restante 60% a seguito della rendicontazione totale delle spese sostenute.

Le tabelle retributive dell’accordo di rinnovo del CCNL Cineaudiovisivo

Si riportano le tabelle retributive in vigore dall’1/1/2018 per il settore della Cinematografia Industria

A seguito dello scioglimento della riserva sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL Cineaudiovisivo Anica, siglata in data 18/1/2018, le parti firmatarie hanno pubblicato le nuove tabelle retributive con gli importi del Minimo tabellare a decorrere dall’1/1/2018, dall’1/1/2019, dall’1/1/2020, secondo le tranches di aumento ivi previste:

Livelli

Minimo dall’1/1/2018

Minimo dall’1/1/2019

Minimo dall’1/1/2020

1.169,79 1.185,32 1.197,74
1.295,83 1.314,31 1.329,09
1.437,14 1.458,88 1.476,27
1.575,32 1.600,32 1.620,32
4° Super 1.673,15 1.699,70 1.720,94
1.713,75 1.742,01 1.764,62
5° Super 1.753,32 1.782,51 1.805,86
1.913,26 1.946,18 1.972,52
7° (Quadro B 2.159,94 2.198,60 2.229,53
7° Super (Quadro A) 2.194,65 2.233,94 2.265,37

Pubblicate anche gli importi della Parte Welfare

Livelli

Welfare dall’1/1/2018

Welfare dall’1/1/2019

Welfare dall’1/1/2020

30,00 45,00 50,00
30,00 45,00 50,00
30,00 45,00 50,00
30,00 45,00 50,00
4° Super 30,00 45,00 50,00
30,00 45,00 50,00
5° Super 30,00 45,00 50,00
30,00 45,00 50,00
7° (Quadro B 30,00 45,00 50,00
7° Super (Quadro A) 30,00 45,00 50,00

La quota welfare è comprensiva di € 10,00 mensili a favore di assicurazione sanitaria “Salute Sempre”, € 5,00 a favore del Fondo Integrativo Pensionistico Byblos e dello 0,20% ASFORCINEMA

Tredicesima mensilità ed indennità operativa del Gruppo Anas

22 giu 2018 Siglato il 6/6/2018, tra il GRUPPO ANAS e la FILT-CGIL, la FIT-CISL, la UILPA ANAS, la FEDERAZIONE UGL VIABILITA’ e LOGISTICA, la SADA FAST CONFSAL, la SNALA CISAL, l’accordo in merito all’interpretazione autentica delle voci retributive fisse che determinano la tredicesima del personale dipendente del Gruppo Anas.

Le voci retributive fisse che contribuiscono alla determinazione delle spettanze della tredicesima mensilità e dell’indennità operativa sono le seguenti:
1. minimo tabellare;
2. indennità integrativa speciale (contingenza);
3. retribuzione individuale di anzianità (qualora riconosciuta);
4. aumenti periodici di anzianità;
5. arricchimento esperienza professionale (qualora riconosciuto);
6. elemento distinto della retribuzione;
7. assegno “ad personam” non riassorbibile (qualora riconosciuto);
8. Indennità di vacanza contrattuale (qualora riconosciuta).

Indennità forfetaria in base ai chilometri percorsi: regime fiscale della trasferta

Con la recente Ordinanza n. 16230 del 20 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio, in materia di tassazione del reddito di lavoro dipendente, secondo il quale l’indennità forfetaria corrisposta al dipendente in trasferta, che sia commisurata alle distanze chilometriche percorse in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, costituisce un’indennità di trasferta soggetta al relativo regime di tassazione agevolato. Deve ritenersi esclusa, invece, la configurazione di un’indennità di “trasfertismo”, soprattutto quando risulta individuata una specifica sede di lavoro.

FATTO

In seguito ad accertamenti compiuti da funzionari Inps, l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società, in qualità di sostituto d’imposta, per il recupero delle ritenute non effettuate, in conseguenza della riqualificazione delle somme corrisposte a titolo di “indennità di trasferta” in “indennità di trasfertismo”, per le quali è previsto un regime di tassazione meno favorevole (esenzione limitata al 50% delle somme erogate).
La rettifica era motivata dalla circostanza che i dipendenti svolgevano la loro attività in luoghi sempre variabili e diversi, e dalla busta paga emergeva che le indennità erano state corrisposte in misura forfetaria, con continuità e in assenza di documentazione.
I giudici tributari hanno confermato la legittimità della pretesa tributaria.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La società ha proposto ricorso in Cassazione, contestando due aspetti fondamentali:
– la carenza di legittimazione passiva del sostituto di imposta;
– l’errata qualificazione delle indennità corrisposte, in violazione di norma di interpretazione autentica (quindi retroattiva) prevista dall’art. 7-quinquies del D.L. n. 193 del 2016.
Per quanto concerne la “carenza di legittimazione passiva del sostituto di imposta”, la Corte di Cassazione ha evidenziato che nella ritenuta di acconto (diretta, in sé, ad agevolare non solo la riscossione ma anche l’accertamento degli obblighi del percettore del reddito), l’intervento del “sostituto” lascia inalterata la posizione del “sostituito”, il quale è specificamente gravato dell’obbligo di dichiarare i redditi assoggettati a ritenuta, poiché essi concorrono a formare la base imponibile sulla quale, secondo il criterio di progressività, deve essere calcolata l’imposta dovuta, detraendosi da essa la ritenuta subita come anticipazione del prelievo. Da ciò consegue che, quando la ritenuta non sia stata operata su emolumenti che pur costituiscono componente di reddito, alla omissione il percettore deve porre rimedio, dichiarando i relativi proventi e calcolando l’imposta sull’imponibile alla cui formazione quei proventi hanno concorso. Sulla dichiarazione del sostituito, difatti, il Fisco esercita i normali poteri di controllo e di accertamento in rettifica, liquidando la maggiore imposta in dipendenza dei proventi in ipotesi non dichiarati, sui quali il “sostituto” non abbia operato la dovuta trattenuta, omettendo il relativo versamento. D’altra parte, precisa la Corte Suprema, la norma di cui all’art. 23 del DPR n. 600 del 1973 impone ai sostituti di effettuare una ritenuta a titolo di acconto dell’IRPEF per i compensi da lavoro dipendente corrisposti ai lavoratori e, in caso di mancata effettuazione delle ritenute o di mancato versamento, il sostituto di imposta ne risulta responsabile.
Con riferimento, invece, alla corretta definizione di trasferta e di trasfertismo, i giudici della Suprema Corte hanno chiarito che “l’indennità di trasfertismo” si configura quando sussistono contestualmente le condizioni appositamente individuate dalla norma di interpretazione autentica, e in particolare:
a) mancata indicazione, nel contratto o nella lettera di assunzione, della sede di lavoro;
b) svolgimento di un’attività lavorativa che richiede la continua mobilità;
c) corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione “in misura fissa”, attribuite senza distinguere se il dipendente si sia effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.
Nel caso in cui le indennità forfetarie sono pagate in relazione alle distanze chilometriche percorse e non a misura fissa, e nel contratto di lavoro risulti indicata la sede dove si svolge l’attività lavorativa, dunque, deve ritenersi esclusa la configurazione di “indennità di trasfertismo”, con la conseguente qualificazione come “indennità di trasferta, a cui si applica il corrispondente regime fiscale: esenzione fino ad euro 46,48 al giorno per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale, elevate ad euro 77,47 per le trasferte all’estero.