“Artigiani di fatto”: chiarimenti sugli obblighi contributivi

L’esercizio di attività che richiedono specifiche competenze tecnico-professionali a tutela degli utenti, da parte di un titolare che ne sia sprovvisto e che quindi esercita l’attività in modo abusivo, deve ricevere apposita disciplina anche al fine di non dare luogo a significativi squilibri del mercato. Pertanto, la norma dispone che il soggetto privo dei requisiti di legge per lo svolgimento di attività artigiana, e quindi per l’iscrizione alla gestione artigiani, non possa essere esonerato dall’adempimento degli obblighi previdenziali per il periodo di esercizio effettivo dell’attività (art. 6, co. 2, lett. f-sexies), L. 12 luglio 2011, n. 106).

La previsione normativa di cui sopra si basa sul presupposto logico che tale attività, una volta evidenziata la palese irregolarità di esercizio, dovrà essere cessata, con conseguente cessazione dell’obbligo contributivo. Pertanto, il soggetto rimarrà iscritto alla gestione previdenziale artigiani fino alla data di emissione della delibera della Commissione Provinciale Artigianato (o Organismo equipollente) che ne decreterà la cancellazione o la non iscrivibilità all’Albo delle Imprese Artigiane, trattandosi appunto di attività svolta in assenza dei requisiti di legge.
Di seguito vengono illustrati gli esempi più frequenti di soggetti erroneamente iscritti alla gestione artigiani (Messaggio Inps n. 1138/2018):
– Ditta/società con Responsabile Tecnico diverso dal titolare/socio: le imprese nell’ambito delle quali i requisiti tecnico/professionali previsti dalle leggi statali siano posseduti da un soggetto esterno alla compagine aziendale, non sono considerate imprese artigiane in quanto non riconducibili alle disposizioni di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443. Le stesse, pertanto, non possono essere iscritte all’Albo ed i relativi titolari/soci non possono chiedere la copertura previdenziale nella gestione artigiani. Possono, tuttavia, legittimamente operare sul mercato con eventuale inquadramento in altro settore ai fini previdenziali, in presenza dei requisiti di legge.
– Soci di S.n.c. non iscritta all’Albo Imprese Artigiane: nell’ipotesi di una S.n.c. che esercita regolarmente un’attività astrattamente compresa nel settore artigiano, ma non è iscritta all’Albo imprese Artigiane perché solo la minoranza dei soci vi presta la propria opera, in analogia con quanto esposto nelle conclusioni descritte al paragrafo precedente, non si tratta di impresa artigiana. Ne consegue l’impossibilità di iscrivere i soci alla gestione previdenziale quali artigiani di fatto.
– Soci di S.r.l. pluripersonale: dalla formulazione dell’art. 5, co. 3, L. n. 443/85, introdotto dalla L. n. 57/2001, si evince l’esistenza di una mera facoltà e non di un obbligo, in capo alle S.r.l. pluripersonali, di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane, da cui sorgerebbe l’obbligo di iscrizione alla gestione artigiani. Pertanto, in assenza dell’iscrizione della S.r.l. all’AIA su domanda della società, resta esclusa l’iscrizione d’ufficio alla Gestione Artigiani dei soci di S.r.l. pluripersonali che svolgono attività compresa nel settore artigiano.

Prova analitica per la presunzione dell’accertamento sui conti bancari

In caso di accertamento del Fisco sui conti bancari, spetta al contribuente dimostrare la provenienza e la destinazione di ogni singolo pagamento (Corte di Cassazione – Ordinanza 11 settembre 2018, n. 22093).

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (in virtù della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività d’impresa), non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività.
È il principio di diritto in base al quale la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento fiscale emesso a carico del contribuente, libero professionista, da cui emergevano maggiori ricavi conseguiti sulla base delle movimentazioni verificate sia sul conto corrente bancario cointestato al medesimo ed alla coniuge, che a quello intestato ai genitori, sul quale aveva delega ad operare.
La sentenza impugnata non si è attenuta al suddetto principio escludendo, peraltro immotivatamente, la riferibilità a ricavi conseguiti dal contribuente nell’esercizio della propria attività professionale e non contabilizzati, delle somme rinvenute sul conto corrente intestato ai genitori del medesimo, sul quale costui aveva la delega ad operare, che non erano giustificate dall’entità dei redditi conseguiti da quei congiunti.

Prestazioni occasionali e superamento dei limiti

18 sett 2018 In caso di superamento dei limiti complessivi individuati per il ricorso alle prestazioni occasionali, il rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.

Come noto, si considerano prestazioni occasionali le attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile: per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro; per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro; per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, con riferimento a compensi di importo non superiore a 2.500 euro; per ciascun prestatore, per le attività lavorative svolte nei confronti delle società sportive, che danno luogo a compensi di importo complessivo non superiore a 5.000 euro.
Il superamento dei limiti suddetti (€ 2.500,00 per ciascuna prestazione resa da un singolo prestatore in favore di un singolo utilizzatore) o, comunque, del limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno civile, comporta la trasformazione del rapporto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.
In caso di violazione da parte dell’utilizzatore dell’obbligo di comunicazione necessario per l’attivazione del contratto di prestazione occasionale, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione.
Quanto al ricorso nei casi di divieto, è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 2.500, salvo che la violazione di uno dei divieti parte dell’imprenditore agricolo non derivi dalle informazioni incomplete o non veritiere contenute nelle autocertificazioni rese nella piattaforma informatica Inps dai prestatori.
Si ricorda che, il ricorso al contratto di prestazione occasionale è vietato: da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato; da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese da titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di 25 anni di età; persone disoccupate; percettori di prestazioni di sostegno del reddito, purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli; da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere; nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Tabella contributi Cassa Edile Livorno

Tabella contributi Cassa Edile Livorno

Si riporta la tabella dei contributi da versare per l’iscrizione all’Ente Livornese Cassa Edile

Contributi

A carico Ditta

A carico Lavoratore

% Totale

Cassa Edile 1,920 0,38 2,300
Indumenti di lavoro 0,600 0,600
Comitato paritetico territoriale 0,150 0,150
Quote di Servizio Territoriale 0,550 0,550 1,100
Quote di Servizio Nazionale 0,222 0,222 0,444
Scuola Edile 0,800 0,800
APE 3,800 3,800
Lavori Usuranti 1,000 0,100
Totale 8,142 1,152 3,294

– Per le sole aziende iscritte all’Associazione Industriali ed all’A.N.C.E., si aggiunge il contributo dell’1,25%.
– Contributo per la medicina del lavoro 0,70% (facoltativo)
– COEFF. di MAGGIORAZIONE IRPEF 2017: 0,53%
– COEFF. di MAGGIORAZIONE IRPEF 2018: 0,37% (salvo conguaglio) (da aggiungere all’imponibile IRPEF del lavoratore ridotto della quota di adesione a carico del lavoratore)
– COEFF. di MAGGIORAZIONE INPS: a carico ditta 1,10% e a carico lavoratore 0,06%
– contributi destinati a PRESTAZIONI SANITARIE 0,17% (ai fini della dichiarazione dei redditi dei lavoratori)
– Codici IBAN dell’ENTE LIVORNESE CASSA EDILE

BANCA MONTE dei PASCHI di SIENA IT 52 C 01030 13905 000000621014
BANCA di CREDITO COOP. di CASTAGNETO CARDUCCI IT 76 H 08461 13901 000010145464
CASSA di RISPARMIO di VOLTERRA IT 28 F 06370 13900 000010006375

FederPiemonte: firmato accordo sul premio di risultato 2018

Siglato tra la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria (FederPiemonte) e la FABI, la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, la UILCA, l’accordo sul premio di risultato 2018 – welfare.

Con il suddetto accordo viene approvata la tabella di calcolo del Premio di Risultato 2018 erogato ai quadri direttivi e al personale delle aree professionali delle Banche di Credito Cooperativo del Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria, della Servizi Bancari Associati e della Federazione Piemonte Valle d’Aosta e Liguria.
Con riferimento all’accordo sul Welfare, si confermano le disposizioni ivi contenute con applicazione dei limiti fiscali di tempo in tempo previsti dalla normativa ad oggi equivalenti ad un reddito imponibile IRPEF dell’anno precedente non superiore a € 80.000,00 (ottantamila) e fino alla somma massima di € 3.000,00 (tremila) annui.

Per consentire la gestione operativa dell’accordo di Welfare e tenuto conto della data ultima di possibilità di usufruire dei contenuti del Piano di Welfare (20 novembre), si conviene quanto segue:
– nel mese di novembre 2018 verrà erogata – per i dipendenti con un reddito imponibile IRPEF 2017 inferiore a 80.000 € – la differenza tra il PDR spettante a ciascun dipendente e il limite massimo opzionato di Welfare – fino al massimo di 3.000 € (ad es. dipendente con PDR pari a 3.600 € il quale abbia opzionato 1.500 € in Welfare, verrà erogata la somma di 2.100 €);
– per i dipendenti con un reddito imponibile IRPEF 2017 superiore a 80.000 € e per coloro che non abbiamo opzionato importi in Welfare, nel mese di novembre verrà erogato l’intero PDR.
I lavoratori interessati dovranno comunicare al Servizio del Personale della propria Azienda la volontà di utilizzare il PDR, o parte di esso, (sempre fino a concorrenza di 3.000 €) in Welfare secondo le modalità operative di volta in volta comunicate.
Dalla possibilità di utilizzare il Welfare sono esclusi i lavoratori non in forza alla data di erogazione del PDR.
Coloro i quali abbiano scelto di destinare il PDR o parte di esso in Welfare avranno tempo fino al 20 novembre per utilizzare tale somme. L’eventuale differenza tra il valore del PDR opzionato in Welfare (e valorizzato sul portale) e il valore di quanto effettivamente utilizzato, in dicembre verrà destinata al versamento per la Previdenza Integrativa se il lavoratore risulta iscritto, ovvero liquidato con la busta paga dello stesso mese. Il lavoratore, opzionando il PDR o parte di esso destinato a Welfare, concede esplicita autorizzazione a che le somme non utilizzate siano versate per la Previdenza Integrativa.