Modalità di consegna della dichiarazione trasmessa per via telematica

I contribuenti e sostituti d’imposta devono conservare una dichiarazione sottoscritta, mentre analogo requisito non è, invece, prescritto per i soggetti incaricati della trasmissione, che possono conservare su supporto informatico le copie delle dichiarazioni trasmesse, a condizione che siano riproducibili su modello conforme a quello approvato dal Fisco. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 06 dicembre 2018, n. 97).

 

Gli intermediari (es. iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro, ecc.) possono essere incaricati di trasmettere, per via telematica, all’Agenzia delle entrate, sia le dichiarazioni da loro predisposte per conto del contribuente sia quelle predisposte dal contribuente stesso.
Gli intermediari rilasciano al contribuente entro trenta giorni dal termine previsto per la presentazione in via telematica, la dichiarazione trasmessa e copia della comunicazione dell’Agenzia delle entrate di ricezione della dichiarazione.
I contribuenti e i sostituti di imposta che presentano la dichiarazione in via telematica, direttamente o tramite altri soggetti incaricati, conservano la dichiarazione debitamente sottoscritta, nonché i documenti rilasciati dal soggetto incaricato di predisporre la dichiarazione. L’Amministrazione finanziaria può chiedere l’esibizione della dichiarazione e dei suddetti documenti. I soggetti incaricati della trasmissione delle dichiarazioni conservano, anche su supporti informatici copia delle dichiarazioni trasmesse, delle quali l’Amministrazione finanziaria può chiedere l’esibizione.
Da ciò si evince che i contribuenti e sostituti d’imposta devono conservare una dichiarazione sottoscritta, mentre analogo requisito non è, invece, prescritto per i soggetti incaricati della trasmissione, che possono conservare su supporto informatico le copie delle dichiarazioni trasmesse, a condizione che siano riproducibili su modello conforme a quello approvato dal Fisco.
Coerentemente con tale interpretazione, il Fisco ha chiarito che il contribuente è tenuto alla conservazione della dichiarazione originale da lui sottoscritta e che la copia su supporto informatico conservata dall’incaricato della trasmissione telematica può non riprodurre la sottoscrizione del contribuente. Pertanto, il soggetto che presta l’assistenza fiscale può richiedere al contribuente l’apposizione della sottoscrizione sulla copia della dichiarazione, anche proponendo l’utilizzo di uno dei sistemi previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale.
Inoltre, si precisa che la copia della dichiarazione e del relativo prospetto di liquidazione, sottoscritti dal soggetto che ha apposto il visto, possono essere consegnati direttamente su supporto informatico ovvero in modalità telematica ai contribuenti che abbiano sottoscritto specifica richiesta. In caso di consegna in modalità telematica, la stessa dovrà essere effettuata con sistemi che prevedano, attraverso l’utilizzo di credenziali di accesso qualificate e rilasciate di persona, l’identificazione certa e preventiva del contribuente, ferma restando l’osservanza generale delle misure di sicurezza previste dalla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali.
È tuttavia possibile consegnare, nel termine previsto dal Fisco, la dichiarazione trasmessa per via telematica e la relativa comunicazione di ricezione dell’Agenzia delle entrate con modalità diverse rispetto alla consegna fisica e/o manuale.

Contributi e premi pregressi accertati: deducibilità

L’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la deducibilità di contributi previdenziali e premi assicurativi pregressi riferiti a personale dipendente, oggetto di contestazione a seguito di ispezione degli organi di controllo, per l’ammontare presumibilmente dovuto all’esito dei ricorsi pendenti in sede sia amministrativa che giudiziaria, purché contabilizzato in bilancio tra i componenti negativi in conformità ai principi contabili (Risposta all’interpello 5 dicembre 2018, n. 102)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito il proprio parere riguardo alla deducibilità dei componenti negativi, rappresentati da maggiori contributi previdenziali e premi assicurativi per il personale dipendente, accertati dall’INPS e dall’INAIL a seguito di ispezione, e rilevati in bilancio per l’ammontare presumibilmente dovuto sulla base delle valutazioni legali riguardanti l’esito dei ricorsi pendenti (sia in sede amministrativa, sia in sede giudiziaria).
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha confermato la rilevanza fiscale di tali componenti negativi, in virtù del principio di derivazione rafforzata che informa il bilancio ITA GAAP, nel periodo d’imposta di notifica del verbale di contestazione dei maggiori contributi previdenziali e costi per assicurazioni obbligatorie per il personale dipendente, tenuto conto che le somme risultano “dovute” in ragione del fatto che i provvedimenti possono essere messi in riscossione senza ulteriori verifiche e conseguentemente la società in assenza di pagamento ne subirebbe la riscossione coattiva.
La deducibilità resta esclusa, in ogni caso, per sanzioni e interessi.
L’Agenzia precisa, peraltro, che ai fini della deducibilità, i contributi previdenziali e i costi per assicurazioni obbligatorie per il personale dipendente, ancorché derivanti da atti di accertamento dell’INPS e dell’INAIL, non sono riconducibili alla fattispecie degli oneri fiscali prevista dalle norme di determinazione del reddito d’impresa, poiché si tratta di oneri contributivi e non di imposte.

I versamenti hanno valore presuntivo nei confronti di tutti i contribuenti

In tema d’imposte sui redditi, la presunzione legale della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari, non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti (Corte di cassazione – ordinanza n. 29572/2018).

La Corte di Cassazione ha precisato che le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti.

In tal senso, incombe sul contribuente l’onere di provare l’esatta provenienza delle somme che affluiscono sul proprio conto corrente qualora l’amministrazione finanziaria dimostri in via presuntiva che tali somme rappresentano maggiori redditi tassabili.

Ecobonus e Sismabonus: chiarimenti sulla cessione

Forniti chiarimenti in ordine alla modalità cessione del credito corrispondente alle detrazioni spettanti per interventi di riqualificazione energetica degli edifici nonché per quelli finalizzati alla riduzione del rischio sismico (Agenzia Entrate – risoluzione n. 84/2018).

La cessione del credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi prevede una procedura di comunicazione telematica all’Agenzia delle entrate da parte dei condomini che vi provvedono attraverso l’amministratore del condominio o, qualora non obbligati alla relativa nomina, attraverso il condomino incaricato.
Nello specifico è previsto che:
– il condomino può cedere l’intera detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, o sulla base delle spese sostenute nel periodo d’imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d’imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile;
– il condomino che cede il credito, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, comunica all’amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta in cui è stata sostenuta la spesa, l’avvenuta cessione del credito e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo, oltre al proprio nome, cognome e codice fiscale;
– l’amministratore del condominio, a sua volta, comunica all’Agenzia delle entrate l’accettazione del cessionario, la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo e l’ammontare del credito d’imposta ceduto sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell’anno precedente;
– l’amministratore di condominio consegna, inoltre, al condomino la certificazione delle spese a lui imputabili indicando anche il protocollo telematico con il quale ha effettuato la comunicazione all’Agenzia delle entrate, pena l’inefficacia della cessione del credito.

Il credito diviene disponibile per il cessionario a partire dal 10 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui il condominio ha sostenuto la spesa e sempreché il condomino cedente abbia contribuito al relativo sostenimento per la parte non ceduta sotto forma di credito d’imposta.
Il cessionario può utilizzare il credito in compensazione o può cederlo in tutto o in parte, dopo che lo stesso credito è divenuto disponibile. A tal fine, deve darne comunicazione all’Agenzia delle entrate utilizzando le funzionalità telematiche rese disponibili dalla stessa Agenzia.
Ai fini dell’imposta di registro, all’atto di cessione del credito corrispondente alla detrazione, non è applicata alcuna imposta.

Norme antielusive: disapplicazione

Il sì del Fisco alla disapplicazione della normativa di contrasto alla compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposte 05 dicembre 2018, n. 93 e n. 94).

Il Fisco esprime un parere positivo alla disapplicazione della normativa di contrasto alla compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali di cui all’articolo 172, comma 7, del Tuir, in base al quale le perdite delle società che partecipano alla fusione, compresa la società incorporante, possono essere portate in diminuzione del reddito della società risultante dalla fusione o incorporante.
Il parere del Fisco viene espresso a seguito dell’esame degli interpelli presentati da due soggetti per chiedere la disapplicazione della norma in ogetto nell’ambito di due fusioni per incorporazione, in relazione, nel primo caso, alle perdite fiscali e alle eccedenze Ace e, nel secondo caso, agli interessi passivi indeducibili.
Entrambe le società hanno dimostrato di non integrare la situazione che la norma antielusiva intende colpire. Ciò ha consentito all’Amministrazione finanziaria di fornire parere positivo alla disapplicazione normativa richiesta.