Contratto Pubblici Esercizi: comunicazioni dal Fondo Est

Il Fondo di assistenza sanitaria integrativa Est, comunica ad aziende e consulenti, il nuovo codice del contratto per il settore dei Pubblici esercizi e della ristorazione collettiva

L’Inps, con messaggio n. 2310 dell’8 giugno scorso, ha comunicato l’istituzione del codice del Contratto collettivo nazionale di lavoro delle aziende dei settori pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e turismo – Fipe, Angem, Lega Coop produzione e servizi, Federlavoro e servizi Confcooperative, Agci, che deve essere evidenziato ai fini di denuncia Uniemens: si tratta del codice contratto 483, con decorrenza dal periodo paga giugno 2018.
Sulla base di tale novità, il Fondo Est informa i Consulenti del lavoro e i Centri servizi che sta procedendo all’adeguamento della propria piattaforma informatica per il recepimento del nuovo codice contratto.
Informa inoltre, che il codice 167 continua ad essere valido per le aziende che applicano il contratto del Turismo nella parte della sezione VI (imprese di viaggi e turismo, tour operator e network di agenzie di viaggi e turismo).
Infine il Fondo Est nella circolare ricorda che il nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro delle aziende dei settori dei pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e turismo prevede che il contributo ordinario mensile pro-capite è di 11,00 euro, che aumenterà a 12,00 euro dall’1/1/2019, mentre le quote una tantum sono rimaste invariate rispetto al precedente contratto del Turismo che vigeva fino al 7 febbraio scorso.

Credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno: si alla fruizione sotto condizione risolutiva

A fronte dei tempi lunghi di attesa del provvedimento antimafia, il credito d’imposta per gli investimenti del Mezzogiorno può essere richiesto anche in attesa del suo rilascio, sotto condizione risolutiva (Ministero interno – circolare 03 luglio 2018).

Il credito d’imposta sud rientra tra i “contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo”, per i quali ricorre l’obbligo di acquisire la documentazione antimafia, i cui tempi di attesa rischiano però di compromettere le finalità della misura di sostegno, dirette ad incidere nell’immediato su investimenti e occupazione.

In tal senso, sono state introdotte specifiche regole ai fini dell’erogazione di contributi, finanziamenti e altre provvidenze pubbliche, stabilendo che, laddove il provvedimento antimafia non venga rilasciato nel termine ordinatorio prescritto, l’Amministrazione procedente ha la facoltà, ma non l’obbligo, di sospendere il versamento fino alla ricezione della documentazione liberatoria.

Ne discende quindi che la medesima Amministrazione può legittimamente determinarsi anche in assenza della citata documentazione, corrispondendo i contributi, i finanziamenti e le altre erogazioni sotto condizione risolutiva.

In caso di avveramento della condizione risolutiva, viene recuperato l’interno importo del credito d’imposta autorizzato, tenuto conto che “il pagamento del valore delle opere già eseguite e il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite” riguarda la diversa materia dei rapporti a prestazioni corrispettive.

Lavoratrici gestanti: il computo dei sessanta giorni per l’indennizzabilità del congedo

Con recente sentenza della Corte Costituzionale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale di una norma di cui al Testo unico sulla maternità e paternità, nella parte in cui non esclude dal computo dei 60 giorni, al fine della indennizzabilità del congedo di maternità iniziato dopo la cessazione del rapporto di lavoro, il periodo di congedo straordinario per l’assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità.

Come noto, le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Peraltro, il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza e, dunque, esso sussiste ancorché la lavoratrice non abbia presentato al datore di lavoro idonea certificazione delle condizioni che lo vietavano. Il divieto, tuttavia, non si applica nel caso di:
– colpa grave della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
– cessazione dell’attività dell’azienda cui essa è addetta;
– di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
– di esito negativo della prova.
In ogni caso, l’indennità di maternità spettante è comunque corrisposta, anche nelle prime tre ipotesi di risoluzione del rapporto di lavoro che si verifichino durante i periodi di congedo di maternità. Ed ancora, le lavoratrici gestanti che si trovino disoccupate all’inizio del periodo di congedo di maternità, sono ammesse al godimento dell’indennità di maternità purché tra l’inizio della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di 60 giorni. Ai fini del computo dei predetti 60 giorni, non si tiene conto delle assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro, accertate e riconosciute dagli enti gestori delle relative assicurazioni sociali, né del periodo di congedo parentale o di congedo per la malattia del figlio fruito per una precedente maternità, né del periodo di assenza fruito per accudire minori in affidamento, né del periodo di mancata prestazione lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale. Orbene, per effetto della recente sentenza della Corte Costituzionale, anche il periodo di congedo straordinario di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l’assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità, risulta irrilevante ai fini del calcolo dei predetti 60 giorni.

Piano “welfare” per i dipendenti TIM

 

 

I dipendenti del Gruppo TIM possono accedere alla piattaforma Special Welfare di Edenred ed utilizzare fino a 120 € in servizi welfare

Si potrà utilizzare i 120 € per:
– Buoni acquisto: utilizzabili per fare la spesa, lo shopping ed il carburante negli specifici esercizi convenzionati. 
– Voucher: per l’acquisto di servizi per la salute, il benessere, lo sport, il tempo libero, la cultura, l’assistenza e la formazione scelti tra quelli offerti dai fornitori convenzionati inseriti nella piattaforma special welfare CCNL 2018 per un importo puntualmente corrispondente al costo del servizio.
– Contributo volontario: per l’intero importo, non è prevista la possibilità di effettuare versamenti di quote parziali, al fondo di previdenza complementare di settore Telemaco o regionale Solidarietà Veneto. La quota che risulterà versata su fondo di previdenza sarà pari a 109,09 € mentre i restanti 10,91€ rappresentano la quota di contribuzione da versare all’INPS  dovuta su tali tipologie di versamenti ai fondi di previdenza complementare. 
L’erogazione dei 120 € potrà avvenire solamente sotto forma di welfare aziendale e in nessun caso potrà essere monetizzata inoltre non è cumulabile con gli eventuali valori del premio di risultato convertito in welfare (special welfare pdr 2017). Si avrai tempo fino al 31 dicembre 2018 per richiedere i servizi di welfare preferiti. nel caso non venga fatta la richiesta entro questa data, il residuo alla scadenza del piano non potrà essere liquidato in alcun modo né trasferito nei successivi piani di welfare.

Distacco o cabotaggio stradale: precisazioni applicazione sanzione amministrativa pecuniaria

La sanzione prevista dall’art. 12, co. 1 bis, D.Lgs. n. 136/2016 è applicata dagli organi di Polizia stradale al conducente di un veicolo che, in regime di distacco o di cabotaggio stradale, circoli senza la comunicazione preventiva di distacco o senza avere con sé gli altri documenti previsti o con documentazione non conforme alle predette disposizioni. Per tale violazione, il Consiglio di Stato ha escluso l’applicazione della disciplina della L. n. 689/1981, anche in relazione all’eventuale prosieguo del procedimento sanzionatorio.

Le imprese stabilite in uno Stato estero (sia UE, sia extra UE) che, nell’ambito di una prestazione di servizi, distaccano in Italia uno o più lavoratori di cui all’art. 2, comma 1, D.lgs. n. 136/2016, devono preventivamente comunicare al Ministero del Lavoro l’impiego dei lavoratori stessi quando, durante il periodo del distacco, continui a esistere un rapporto di lavoro con il lavoratore distaccato. Nel settore del trasporto stradale, in particolare, la predetta comunicazione preventiva deve essere fornita in caso di somministrazione transnazionale di manodopera, e nell’ipotesi in cui l’impresa di autotrasporto stabilita in altro Stato UE impieghi propri dipendenti per svolgere, con i mezzi nella propria disponibilità, operazioni di cabotaggio in Italia.
Rispetto alle comunicazioni preventive richieste in altri settori, quella prevista per il settore del trasporto su strada, in aggiunta alle informazioni generali indicate, deve indicare, in lingua italiana, anche la paga oraria lorda in euro del conducente distaccato e le modalità di rimborso delle spese di viaggio, di vitto e di alloggio da questo sostenute.
Una copia della comunicazione preventiva di distacco deve essere tenuta a bordo del veicolo ed essere esibita agli organi di polizia stradale, in caso di controllo su strada; un’altra copia della medesima comunicazione deve essere conservata dal referente designato in Italia dall’impresa estera distaccante.
Gli organi di polizia stradale verificano la presenza, a bordo del mezzo, anche del contratto di lavoro o della lettera di assunzione, nonché dei prospetti di paga del conducente. Tutti i documenti indicati devono essere redatti o tradotti in lingua italiana. Nei confronti di chiunque circola senza la predetta documentazione ovvero una documentazione non conforme o per il fatto che i documenti non siano stati redatti o tradotti in lingua italiana, trova applicazione una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 10.000 euro, con pagamento in misura ridotta entro 60 giorni, pari a 1.000 euro. La sanzione è applicata al conducente ed il proprietario del veicolo è obbligato in solido. L’accertamento della violazione deve essere sempre oggetto di segnalazione da parte dell’Ufficio di Polizia, al competente Ispettorato Territoriale del Lavoro per gli adempimenti successivi.
In caso di violazione di quanto sopra illustrato (assenza di documentazione a bordo) il Consiglio di Stato con parere del 9 maggio 2018 ha escluso l’applicazione della disciplina della L. n. 689/1981, anche in relazione all’eventuale prosieguo del procedimento sanzionatorio. Pertanto, nell’ipotesi in cui, prima del chiarimento del Consiglio di Stato, gli Organi accertatori della Polizia stradale abbiano inviato agli Uffici competenti il rapporto ai sensi dell’art. 17 della L. n. 689/1981 in merito all’accertamento della violazione degli obblighi, tale documentazione dovrà essere restituita agli stessi Organi accertatori, dando seguito esclusivamente alla verifica – da effettuare d’ufficio – circa l’eventuale violazione dell’obbligo di comunicazione preventiva.
Resta ferma, infatti, la competenza degli ispettori del lavoro in relazione all’accertamento e alla contestazione della violazione in argomento, concernente la mancata effettuazione della comunicazione preventiva di distacco e di cabotaggio al Ministero del lavoro, sanzionata ai sensi dell’art. 12, comma 1.