Esoneri contributivi, proseguono i controlli amministrativi Inps

 

In aggiunta alle posizioni aziendali da sottoporre a verifica in relazione alle assunzioni per cui si è fruito degli esoneri triennale e biennale, la sezione TUTOR 6Y è stata implementata con le aziende che nonostante siano già state oggetto di diffida emessa dall’applicativo, perché risultanti normativamente non in regola per la fruizione dello sgravio triennale, hanno proseguito, nel periodo successivo alla ricezione della diffida, a fruire dell’esonero contributivo.

Con la recente implementazione è possibile la verifica delle aziende già diffidate che continuano ad usufruire dello sgravio triennale. La procedura però non tiene conto se la diffida precedentemente emessa è stata successivamente oggetto di riesame ed annullata in autotutela. Pertanto, tale verifica va svolta a cura del funzionario addetto alla verifica documentale prima dell’invio di ogni nuova diffida. La convocazione dell’azienda non è obbligatoria, tranne il caso in cui il funzionario lo ritenga necessario, come, ad esempio, nel caso di discordanza fra le informazioni dichiarate in Uniemens e quelle presenti in Unilav.
Quanto al regime sanzionatorio da applicare, che deve essere analogo a quello della prima diffida:
– se l’azienda risulta irregolare in quanto ha fruito dell’incentivo in relazione ad uno o più lavoratori che, nel periodo 1/10/2014 al 31/12/2014 ovvero nei 6 mesi precedenti l’assunzione, avevano rapporti di lavoro a tempo indeterminato con la stessa azienda ovvero con società da quest’ultima controllate e/o collegate, o nei casi di “doppia fruizione” del beneficio da parte del datore di lavoro per lo stesso lavoratore: le sanzioni civili, in virtù del dolo specifico, vanno calcolate come evasione contributiva;
– se l’azienda risulta irregolare in quanto ha fruito dell’incentivo in relazione ad uno o più lavoratori che nel corso dei 6 mesi precedenti l’assunzione risultavano essere occupati a tempo indeterminato presso un qualsiasi datore di lavoro: le sanzioni civili vanno calcolate come omissione contributiva.
La notifica della diffida di pagamento avviene attraverso invio al sistema POSTEL che provvederà prioritariamente mediante recapito PEC aziendale e, secondariamente, mediante raccomandata A/R. In allegato alla richiesta, è inviato un modello F24 precompilato.

IRPEF: pronti gli elenchi del 5 per mille 2017

In arrivo gli elenchi aggiornati degli iscritti permanenti e gli elenchi definitivi dei nuovi iscritti (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 25 maggio 2017)

Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate sono disponibili gli elenchi del 5 per mille 2017, infatti, sono stati pubblicati gli elenchi degli iscritti permanenti che non hanno più l’onere di presentare tutti gli anni la domanda di iscrizione e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, aggiornati rispetto a quelli pubblicati lo scorso 31 marzo, arrivando a quota 49.000 candidati.
Inoltre, sono stati pubblicati gli elenchi definitivi dei nuovi iscritti del 2017 degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche, aggiornati e integrati rispetto a quelli provvisori pubblicati lo scorso 11 maggio. Le liste tengono conto delle correzioni di eventuali errori segnalati alla Direzione regionale dell’Agenzia territorialmente competente.
Per i nuovi iscritti 2017, i legali rappresentanti degli enti del volontariato presenti negli elenchi definitivi hanno tempo fino al 30 giugno per presentare alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti i requisiti di ammissione all’elenco. Il modello da utilizzare deve essere conforme a quello pubblicato sul sito. Alla dichiarazione occorre allegare copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive. Gli stessi tempi e le stesse regole valgono anche per le associazioni sportive dilettantistiche, i cui rappresentanti legali però dovranno presentare la documentazione richiesta alla struttura del Coni competente per territorio.
Per gli enti che presentano la domanda d’iscrizione e/o la documentazione integrativa in ritardo è prevista anche quest’anno una deadline extra per partecipare alla ripartizione delle quote del 5 per mille, purché la domanda e/o la documentazione siano presentate entro il 2 ottobre. In questo caso, per partecipare al riparto delle quote del 5 per mille occorre versare con F24 una sanzione di 250 euro (codice tributo “8115”). Naturalmente, i requisiti per l’accesso al beneficio del 5 per mille 2017 devono comunque essere posseduti alla data di scadenza delle domande d’iscrizione (7 maggio per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche e 30 aprile per gli enti della ricerca scientifica e dell’università e quelli della ricerca sanitaria).
Infine, viene ricordato che i contribuenti possono destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef a sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza. Inoltre, ciascuno può decidere di destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici.

Irap agente di commercio: l’autonoma organizzata va dimostrata

L’esercizio dell’attività di agente di commercio è escluso dall’applicazione dell’Irap soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata (Corte di Cassazione – Ordinanza 11 aprile 2017, n. 9325).

La Suprema Corte rinvia alla CTR, in diversa composizione, la sentenza con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza di rimborso dell’IRAP – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente, esercente la professione di agente di commercio, che a sua volta aveva proposto ricorso per cassazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.
In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno dichiarato tardiva la richiesta di rimborso quanto all’acconto IRAP, per decorso del termine, decorrente dalla data di versamento, e, quanto alle residue richieste di rimborso, hanno sostenuto l’esistenza del presupposto impositivo dell’IRAP, rappresentato dall’autonoma organizzazione, risultando, dalla documentazione in atti, l’utilizzo di “due diversi luoghi di svolgimento dell’attività (abitazione ad uso promiscuo e locale ufficio)”, nonché di “due autovetture e tre computer” con “quote di ammortamento di importo rilevante”.
Secondo la Cassazione “il termine di decadenza per la presentazione dell’istanza di rimborso delle imposte sui redditi in caso di versamenti diretti, decorre, nelle ipotesi di versamenti in acconto, dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto derivi da un’eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all’ammontare dei tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, oppure rispetto ad una successiva determinazione in via definitiva “dell’an” e del “quantum” dell’obbligazione fiscale, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all’atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poiché in questa ipotesi l’interesse la possibilità di richiedere il rimborso sussistono sin da tale momento”.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, inoltre, hanno escluso che gli agenti di commercio siano ineluttabilmente compresi nel novero dei contribuenti comunque tenuti al pagamento. Occorre dunque anche per costoro verificare la sussistenza del requisito della autonoma organizzazione, costituendo in ogni caso onere del contribuente, che chieda il rimborso della imposta asseritamente non dovuta, dare la prova della assenza delle predette condizioni.
Quanto poi all’impiego di beni strumentali, occorre verificare se si tratta o meno di beni eccedenti, secondo id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale in assenza di organizzazione.
Come affermato di recente, “anche una spesa consistente riferita all’acquisto di un macchinario indispensabile per l’esercizio della professione può rivelarsi inidonea a significare l’esistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, tutte le volte in cui il capitale a tal fine investito non valga a rappresentare fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista ma risulti ad essa asservito ai fini dell’acquisto di attrezzatura connaturata e indispensabile all’esercizio dell’attività medesima e come tale inidoneo ad assumere rilievo, quale fattore produttivo di reddito, distinguibile da quello rappresentato dalla stessa attività intellettuale c/o dalla professionalità del lavoratore autonomo”.
Ora, i giudici della C.T.R. hanno ritenuto sussistente l’autonoma organizzazione sulla base di una serie di elementi indicativi, nel loro complesso, dell’eccedenza, rispetto al minimo indispensabile per l’esercizio della professione, della dotazione di mezzi strumentali, indicando soltanto la presenza di più luoghi di esercizio dell’attività, più autovetture e più computer.
È mancata dunque la necessaria valutazione della concreta tipologia di beni strumentali e di spese, necessaria ai fine di verificare l’effettiva sussistenza dei requisito dell’autonoma organizzazione.

Cessione di terreno proveniente da successione: plusvalenza tassabile

Con la recente sentenza n. 13071 del 24 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, la vendita di un terreno ricevuto per successione, sul quale sono state effettuate attività di edificazione, realizza una plusvalenza assoggettabile ad IRPEF.

FATTO

Il Fisco ha emesso nei confronti del contribuente avviso di accertamento, determinando un reddito da plusvalenza derivante da attività edificatoria realizzata su terreni di proprietà, successivamente alienati a terzi.
I giudici tributari, nei diversi gradi di giudizio, hanno accolto il ricorso del contribuente escludendo la qualificazione di plusvalenza tassabile, in considerazione della circostanza che il terreno oggetto di realizzazione edificatoria fosse stato acquisito dal contribuente per successione.
Secondo i giudici, dunque, doveva ritenersi applicabile la disposizione che esclude (in ogni caso) l’esistenza di una plusvalenza tassabile “ove il bene sia pervenuto al contribuente a seguito di successione mortis causa”

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Suprema Corte, riformando la decisione dei giudici tributari, hanno invece affermato che la disposizione normativa deve essere interpretata nel senso che si considerano in ogni caso effettuati con intenti speculativi l’esecuzione di opere finalizzate a rendere edificabili terreni inclusi in piani regolatori o in programmi di fabbricazione, e la successiva vendita anche parziale dei terreni. Di conseguenza la plusvalenza realizzata si configura come redditi diversi soggetti ad IRPEF.
In particolare, l’assoggettamento a tassazione è ravvisabile anche nel caso di vendita di beni pervenuti al contribuente per successione o per divisione ereditaria, quando tra il momento dell’acquisto e quello dell’alienazione siano state compiute attività ed operazioni intese ad aumentare il valore dei beni.

Socio lavoratore di cooperativa: licenziamento e delibera di esclusione

In considerazione di opposti orientamenti in materia di licenziamento dei soci lavoratori di cooperativa, la Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha rimesso alle sezioni unite la questione attinente i meccanismi estintivi del rapporto di lavoro dei soci medesimi.

Il caso riguarda un socio lavoratore di cooperativa ricorso in appello contro il licenziamento per assenza ingiustificata dal posto di lavoro, successivamente esclusa dalla cooperativa medesima con specifica delibera. I giudici rigettano il ricorso sul rilievo che la mancata impugnazione del provvedimento di esclusione rendeva inevitabile l’estinzione del rapporto di lavoro.
I giudici della Suprema Corte di Cassazione, sul punto, hanno ribadito due diversi orientamenti.
In particolare, in base al primo indirizzo ormai consolidato, in tema di società cooperativa di produzione e lavoro, se la delibera di esclusione del socio è fondata esclusivamente sull’intervenuto licenziamento disciplinare, alla dichiarazione della illegittimità del licenziamento consegue la pari illegittimità della delibera di esclusione del socio. Quindi, secondo tale convinzione, anche in mancanza di impugnazione della delibera di esclusione, il giudice deve sempre pronunciarsi sull’impugnazione del licenziamento, non discendendo alcun effetto preclusivo dalla mancata impugnazione della delibera societaria, ancor più quando le ragioni che determinano il licenziamento e l’esclusione del socio dalla cooperativa siano di natura lavoristica. Pertanto, l’impugnazione del licenziamento manterrebbe i suoi effetti anche in difetto di impugnazione della delibera di esclusione.
Sulla necessaria impugnazione della delibera di esclusione si è, invece, espresso con altre sentenze la stesa Corte di Cassazione in un caso in cui dinanzi ad un licenziamento collettivo di socie lavoratrici, già qualificato illegittimo, la stessa Corte ha rigettato le domande nel merito perché, nonostante la disposta esclusione, le socie si erano limitate ad impugnare il licenziamento. Nello specifico, la sentenza ha disposto “che, ove l’esclusione venga disposta, il socio che contesti l’atto risolutivo dovrà necessariamente opporsi alla delibera … e ciò anche allorquando la società abbia intimato il licenziamento, giacché il difetto di opposizione rende definitivo lo scioglimento del rapporto sociale … rendendo inammissibile per difetto di interesse l’azione proposta per contestare la legittimità del solo licenziamento” … “questa Corte ha perciò affermato che sussiste un rapporto di consequenzialità fra il recesso o l’esclusione del socio e l’estinzione del rapporto di lavoro, tale da escludere anche la necessità di un distinto atto di licenziamento”.