Reato di dichiarazione fraudolenta: la falsa documentazione non può essere successiva alla dichiarazione

La formalizzazione del reato di dichiarazione fraudolenta, per il tramite di fatture e altri documenti relative ad operazioni inesistenti, richiede che la suddetta documentazione falsa deve preesistere alla presentazione della dichiarazione fraudolenta formata (Corte di cassazione – sentenza 20 febbraio 2017, n. 7941).

Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, deve essere integrato dalla registrazione in contabilità delle false fatture o dalla loro conservazione ai fini di prova, nonché dall’inserimento nella dichiarazione d’imposta dei corrispondenti elementi fittizi, condotte queste ultime tutte congiuntamente necessarie ai fini della punibilità.
In altre parole, ai fini della configurabilità del delitto di dichiarazione fraudolenta, occorre, da un lato, che la dichiarazione fiscale contenga effettivamente l’indicazione di elementi passivi fittizi e, dall’altro, che le fatture false siano conservate nei registri contabili o nella documentazione fiscale dell’azienda.

Ai fini della realizzazione del reato, è necessario quindi che la documentazione fiscale falsa preesista alla presentazione della dichiarazione fraudolenta formata, non rilevando quella invece formata successivamente alla presentazione della dichiarazione in cui la stessa si riferisce.

Fondo clero, l’aggiornamento del contributo e le modalità di versamento

Fondo clero, l’aggiornamento del contributo e le modalità di versamento

L’aggiornamento del contributo dovuto dagli iscritti per l’anno 2015, confermato transitoriamente anche per gli anni 2016 e 2017, nonché le indicazioni su pagamenti con modalità MAV e quelli cumulativi.

 

E’ rideterminato il contributo per l’anno 2015 dovuto dagli iscritti al Fondo di previdenza del clero secolare e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica, nella misura di euro 1.722,08 annui (euro 287,01 bimestrali ed euro 143,51 mensili). Tale importo resta provvisoriamente confermato anche per gli anni 2016, 2017 e 2018 fino a che non sarà emanato un nuovo decreto che ne modifiche l’ammontare. A titolo di conguaglio dei contributi già versati per gli anni 2015 e 2016, dagli iscritti al Fondo è dovuto l’importo di euro 0,58 per bimestre ed euro 0,29 per mese; il termine di versamento senza aggravio di interessi è fissato al 31 marzo 2017 e attiene alle sole integrazioni dovute per gli anni precedenti. Il pagamento tramite bollettino MAV, introdotto dal 2013 in sostituzione del bollettino di conto corrente postale, è possibile per i soli iscritti che provvedono autonomamente al versamento:
– Sacerdoti secolari cattolici esclusi dal sostentamento;
– Ministri di Culto acattolici tenuti all’assolvimento individuale;
– Sacerdoti secolari cattolici e Ministri di Culto acattolici in contribuzione volontaria.
In alternativa al MAV, sul sito internet dell’Istituto (www.inps.it), nella sezione “Servizi Online – Portale dei Pagamenti – Fondo Clero”, è possibile pagare online con il sistema pagoPA utilizzando la modalità “pagamento immediato pagoPA” tramite carte di pagamento (carte di credito, debito o prepagate) o addebito in conto. Infine, permane la modalità del versamento a mezzo bonifico per i pagamenti a cura:
– dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, con riferimento ai Sacerdoti cattolici rientranti nel sistema del sostentamento;
– delle diverse Confessioni acattoliche, con riferimento ai propri Ministri di Culto nei casi in cui sia previsto l’adempimento unico.

Via libera alla riforma previdenziale Inpgi

Approvata la riforma del regime previdenziale dell’INPGI, nonché l’introduzione di un contributo di solidarietà da applicare, in via temporanea e per la durata di 3 anni, a tutti i trattamenti di pensione erogati dall’Inpgi con importo pari o superiore a 38.000,00 euro lordi annui, con percentuali crescenti in base alle diverse fasce reddituali. La riforma previdenziale Inpgi è entrata in vigore il 21 febbraio 2017.

Tra le misure più rilevanti:
– la modifica dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia che incrementa, progressivamente nel triennio 2017 – 2019, l’età anagrafica richiesta, fino ad elevarla a regime a 66 e 7 mesi.
Possono continuare ad accedere alla pensione di vecchiaia con le vecchie regole tutti coloro i quali abbiano già maturato i requisiti previsti dalla disciplina in vigore entro il 31 dicembre 2016 e cioè: per gli uomini 65 anni d’età (nati entro il 1951) con almeno 20 anni di contribuzione; per le donne – pensione intera – 62 anni (nate entro il 1954) con almeno 20 anni di contribuzione; per le donne – pensione con abbattimenti – 60 anni d’età (nate entro il 1956) con almeno 20 anni di contribuzione. Al calcolo della pensione sarà applicato un abbattimento permanente legato all’anticipo rispetto ai requisiti di età previgenti (dal 2,38% al 10%);
– la modifica dei requisiti di accesso alla pensione d’anzianità, che prevede un progressivo innalzamento dell’anzianità contributiva fino ad arrivare nel 2019 a 40 di contribuzione con 62 anni di età. Possono continuare ad accedere, in qualsiasi momento, alla pensione di anzianità con le vecchie regole tutti coloro i quali abbiano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2016 e cioè: 62 anni d’età con almeno 35 anni di contribuzione; almeno 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età; 57 anni d’età con almeno 35 anni di contribuzione, con degli abbattimenti permanenti sul calcolo dal 4.76% al 20%.
– l’introduzione del sistema di calcolo contributivo – di cui alla Legge n. 335/1995 – per le contribuzioni successive al 01/01/2017;
– l’istituzione di un contributo aggiuntivo di disoccupazione dell’1,4%, a decorrere dal corrente mese di febbraio, per i rapporti a termine, a carico del datore di lavoro, riferito ai soli rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati per causali diverse dalla sostituzione di personale temporaneamente assente.

Cassazione, le modalità per la notifica delle cartelle di pagamento

In tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento (CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 21 febbraio 2017, n. 4376)

Con l’ordinanza in oggetto la Suprema Corte ha affermato che la notificazione della cartella di pagamento emessa per la riscossione di sanzioni amministrative ai sensi della I. n. 689 del 1981 è disciplinata dall’art. 26 del d.P.R. n. 602 del 1973 anche dopo la modificazione apportata a quest’ultima norma con l’art. 12 del d.lgs. n. 46 del 1999, sicché la notifica può essere eseguita direttamente da parte dell’esattore mediante raccomandata con avviso di ricevimento.
In tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto la seconda parte del comma 1 dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. In tal caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di un’apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella, come confermato implicitamente dal penultimo comma del citato art. 26, secondo cui il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o con l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.
L’orientamento giurisprudenziale di cui sono espressione i principi sopra richiamati è oramai consolidato, tanto che in ossequio alla funzione nomofilattica riservata alla Corte di Cassazione i giudici ordinari e le commissioni tributarie dovrebbero uniformarsi, in mancanza di interventi normativi che inducano a superare il detto orientamento.
Viene poi ribadito dalla stessa Corte che la cartella di pagamento non è un atto impositivo ma è un atto dell’Agente della riscossione ed è predisposta secondo un modello approvato con decreto del Ministero delle finanze ai sensi dell’art. 25, comma secondo, del DPR n. 602/73. L’emissione della cartella di pagamento presuppone l’iscrizione a ruolo della sanzione amministrativa con i relativi interessi, che sono applicati dall’ente impositore; inoltre, la cartella di pagamento contiene, secondo il modello ministeriale, anche l’indicazione dei riferimenti normativi per il calcolo degli interessi di mora, che sono dovuti all’Agente della Riscossione dopo la notificazione della cartella.

Edilizia provincia di Asti: l’accordo di rinnovo

Il giorno 21/2/2017, tra il Gruppo Costruttori Edili dell’Unione Industriale della Provincia di Asti e FENEAL-UIL Piemonte, FILCA-CISL, la FILLEA-CGIL di Asti, si è stipulato l’accordo di rinnovo del contratto territoriale di lavoro per il settore edile, a valere per la provincia di Asti, integrativo del CCNL 19/4/2010, rinnovato con verbale d’accordo 1/7/2014

Il presente accordo entra in vigore il 1° marzo 2017.

Elemento Variabile della Retribuzione
In applicazione di quanto stabilito dagli artt. 12, 38 lett. f) e 46 del vigente CCNL per i dipendenti delle imprese edili ed affini, è confermato, nella provincia di Asti, l’Elemento Variabile della Retribuzione (E.V.R.) con decorrenza al 1/3/2017. L’E.V.R. è correlato ai risultati conseguiti in termini di produttività, qualità e competitività nel territorio e la sua erogazione è subordinata ai criteri ed alle modalità di cui al predetto art. 38 del vigente CCNL.
La sua misura è pari al 4% dei minimi in vigore alla data del 1/7/2014.
I parametri presi a riferimento territorialmente ed i relativi pesi ponderali sono i seguenti:

– numero lavoratori iscritti in Cassa Edile, peso ponderale 40%;
– monte salari denunciato in Cassa Edile, peso ponderale 20%;
– ore denunciate in Cassa Edile, peso ponderale 20%;
– ore di C.I.G. pro-capite per mancanza di lavoro secondo il dato reso disponibile dalla Cassa Edile, peso ponderale 20%.

I suddetti parametri vengono raffrontati su base triennale, effettuando la comparazione dell’ultimo triennio di riferimento con quello immediatamente precedente.
Nell’ambito di detto raffronto, ai fini della determinazione dell’E.V.R., qualora dovessero risultare due dei suddetti parametri pari o positivi, l’E.V.R. sarà comunque riconosciuto nella misura del 30% dell’E.V.R. (4%); nell’ipotesi in cui la somma delle incidenze ponderali dei suddetti due parametri risultasse superiore al 30%, l’E.V.R. sarà riconosciuto nella misura derivante da tale somma.
Nell’ipotesi di un numero superiore a due dei parametri, pari o positivi, l’E.V.R. sarà riconosciuto nella misura derivante dalla somma delle singole incidenze ponderali, sino al 100% dell’E.V.R.
In caso di riconoscimento a livello provinciale dell’E.V.R., a livello aziendale ogni impresa procede al calcolo dell’E.V.R. utilizzando i due parametri aziendali contrattualmente previsti: ore denunciate in Cassa Edile e volume d’affari IVA, come rilevabile dalle dichiarazione annuali IVA dell’impresa.
Qualora i due parametri aziendali (ore denunciate in Cassa Edile e volume d’affari IVA, come sopra individuato) risultino entrambi pari o positivi al triennio precedente, l’azienda provvederà ad erogare l’E.V.R. nella misura stabilita a livello territoriale, secondo quanto previsto dall’art. 38 del vigente CCNL.
Per le imprese con solo impiegati, il parametro a livello aziendale sostitutivo delle ore denunciate in Cassa Edile sarà rappresentato dalle ore lavorate così come registrate sul Libro Unico del Lavoro.
Laddove entrambi i parametri a livello aziendale risultassero negativi, l’E.V.R. non sarà erogato.
Come previsto dall’art.38 del C.C.N.L. 1/7/2014, qualora solo uno dei suddetti parametri risulti negativo nel confronto triennale, se a livello territoriale è stata individuata una percentuale di E.V.R. superiore al 30% o risultasse erogabile l’E.V.R. nella misura del 4%, l’impresa erogherà il 50% della somma eccedente la predetta misura del 30%.

Nuova assistenza Cassa Edile
1) In occasione della nascita dei figli dei lavoratori iscritti, aventi i requisiti di cui al comma seguente, la Cassa Edile eroga a domanda un assegno di € 400,00.

2) Requisiti per ottenere la prestazione:
a) il lavoratore deve essere alle dipendenze di impresa iscritta alla Cassa Edile ed in regola con i versamenti contributivi.
b) il lavoratore deve avere un accantonamento di almeno 2100 ore di lavoro ordinario nel biennio precedente la data di presentazione della domanda.

3) Documentazione
a) Stato di famiglia

4) L’onere complessivo della Cassa Edile per l’assistenza di cui al presente articolo non potrà eccedere annualmente l’importo di € 10.000 e, conseguentemente, le domande dei singoli lavoratori saranno accolte, secondo l’ordine cronologico di presentazione, sino a decorrenza dell’importo.

Le parti concordano sulla opportunità di valutare l’ipotesi di rideterminazione delle attuali assistenze fomite dalla Cassa Edile e, compatibilmente alle disponibilità di bilancio della stessa, l’eventuale istituzione, in alternativa alle assistenze esistenti, di un’assicurazione relativa alla tutela sanitaria dei lavoratori iscritti.